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Stalin, la consapevolezza storica e l'ItaliaRiprendiamo la polemica generata dalla mancata pubblicazione del libro di Luciano Canfora in Germania, La Democrazia. Storia di un’ideologia. Alcuni hanno ritenuto questo un atto di censura, altri il risultato obbligatorio della consapevolezza sul ventesimo secolo alla quale la ricerca storica è pervenuta... Processo a Stalin, in nome della democraziaDa anni Luciano Canfora elogia Stalin, paragonandolo a Pericle, come un grande statista che modernizzò l' Urss, le diede un' ottima Costituzione e saggiamente firmò il patto con Hitler per «tirarsi fuori dalla guerra imminente» e guadagnare il tempo necessario per prepararsi all' attacco nazista. In realtà, il patto Ribbentrop-Molotov era un accordo aggressivo, con un protocollo segreto sulla divisione dell' Europa orientale in sfere d' influenza. Tale protocollo prevedeva la spartizione della Polonia. Scrive Canfora nel libro La democrazia. Storia di un' ideologia: «A distanza di anni non è stato difficile costruire un mito intorno alla Polonia "spartita" tra Hitler e Stalin, ennesimo capitolo di una storia di spartizioni. La verità è che la Polonia del 1938/39 è uno Stato istericamente antisovietico e accondiscendente di fronte alla Germania hitleriana» (p. 244). Tale affermazione è lontana anni luce dal vero. Tra l' agosto del 1937 e il novembre del 1938 in Urss vennero fucilati circa 700 mila «nemici del popolo» e i polacchi furono tra i più colpiti. In quel periodo, la polizia politica di Stalin arrestò circa 144 mila polacchi che vivevano nelle zone di confine e ne uccise 111 mila. Inoltre, i capi del Partito comunista polacco furono accusati di «nazionalismo» e «tradimento»: tutti quelli residenti a Mosca furono fucilati. L' antisovietismo del governo di Varsavia era dunque pienamente giustificato. Il primo settembre 1939 Hitler attaccò la Polonia, scatenando la Seconda guerra mondiale. Secondo i patti, il 17 settembre l' esercito sovietico attraversò i confini della Polonia, occupando in un mese il 52 per cento del suo territorio. Ufficiali dell' esercito polacco, intellettuali, imprenditori, proprietari terrieri, funzionari furono arrestati in massa. Il 5 novembre 1940 Stalin e gli altri membri del Politburo firmarono un decreto che ordinava di esaminare il loro caso «senza citare in giudizio i detenuti e senza presentare l' imputazione, senza documentare la conclusione dell' istruttoria né l' atto di accusa, applicando nei confronti dei detenuti la più alta misura punitiva: la fucilazione». Le fosse di Katyn sono soltanto un capitolo della successiva strage: in tutto furono uccisi circa 14.700 ufficiali, prigionieri di una guerra non dichiarata, e 11 mila altri detenuti. Inoltre furono condotte tre successive ondate di deportazione dei polacchi appartenenti alle classi sociali «nemiche». Circa 400 mila persone caddero vittime di questa pulizia di classe durata fino al giugno 1941 e poi sostituita dall' altrettanto feroce repressione nazista. Stalin a Norimberga tentò di attribuire il crimine di Katyn ai tedeschi. Finché è esistita l' Urss, la propaganda sovietica ha continuato a sostenere questa menzogna. Come può uno storico permettersi di ignorare fatti così gravi? La faziosità di Canfora ha costretto la casa editrice Beck a rifiutare la pubblicazione del suo libro. Viene da domandarsi perché invece Laterza, editore italiano del volume, non abbia dato peso all' omissione di crimini efferati. A mio parere, la cultura italiana ha sviluppato solidi anticorpi contro il nazifascismo, ma non ha fatto i conti con lo stalinismo, forma non meno pericolosa di totalitarismo. La casa editrice Beck, pubblicando una biografia di Giulio Cesare di Canfora, noto storico antichista, ma rifiutando un libro di Canfora, minimizzatore dei crimini di Stalin, ha dato un esempio di rigore nel difendere la verità storica. (Corriere della Sera, 23 novembre 2005) |
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