Ventunesimo Secolo
I dibattiti

E' l'anti-Nolte

di Dino Messina

Una domanda scuote la Germania: chi ha paura dello storico? Il rifiuto dell' editore bavarese Beck di pubblicare il saggio di Luciano Canfora, La democrazia. Storia di un' ideologia, è diventato un caso nazionale. La conferma è venuta ieri dalle pagine del supplemento culturale della Frankfurter Allgemeine Zeitung: in apertura l' editoriale di Lorenz Jäger che qui pubblichiamo, in cui il caso dello studioso italiano viene accostato, anche se non assimilato, all' arresto in Austria dello storico negazionista David Irving; nelle pagine interne un' approfondita recensione al libro di Canfora scritta da uno dei corrispondenti della Faz in Italia, Dirk Schümer, il quale respinge come immotivata l' accusa di errori di merito e scarsa scientificità. È vero, dice in sostanza Schümer, Canfora è un autore di parte che non mette nel giusto rilievo la tragedia dei gulag o le responsabilità sovietiche nel massacro di Katyn, ma d' altro canto ha il merito di puntare il dito su questioni sulle quali i tedeschi sono abituati a sorvolare, come il coinvolgimento di ex nazisti nel dopoguerra ai vertici del governo federale guidato da Adenauer. È il caso del cattolico Hans Globke, coinvolto nell' elaborazione della legislazione antisemita di Norimberga. Ma poi c' è la questione del metodo scelto da Canfora nello scrivere una storia della democrazia: se l' autore si fosse limitato a narrare «l' evoluzione della libertà individuale e del suffragio universale, certamente avrebbe scritto un libro noioso» sul quale nessun editore avrebbe obiettato alcunché. Invece ha scelto una strada diversa, non una «equilibrata storia delle idee, ma un pamphlet, come preannuncia l' impertinente sottotitolo "storia di un' ideologia"». Canfora descrive «la democrazia come una lunga serie di sistemi repressivi. È una tesi che fa male, qua e là forzata e polemica, ma anche una chiave di lettura per nulla priva di interesse». Naturale l' auspicio che il saggio dello studioso, definito un «anti-Nolte», trovi un editore tedesco. Un augurio che si realizzerà facilmente, se è vero, come ci ha comunicato lo stesso direttore editoriale della Beck, Detlef Felken, che si sono già fatti avanti Papyrossa e Transkript. E sembra non siano i soli. In Francia per una laurea honoris causa ricevuta dall' Università di Reims e per un giro di conferenze, Luciano Canfora segue con attenzione l' evolversi della disputa in Germania cominciata il 10 novembre sulla Süddeutsche Zeitung e poi proseguita il 16 sulla Faz e il 17 ancora sul quotidiano bavarese. «L' accostamento con Irving - commenta provocatoriamente Canfora - mi rallegra perché coglie il gesto liberticida compiuto da Beck di ritirare la parola data per motivi ideologici scoperti tardivamente». Quanto alle critiche di merito, già avanzate sul Corriere da Felken e ieri in parte riprese dai giornalisti della Frankfurter Allgemeine Zeitung, Canfora taglia corto: «In un libro del genere, dedicato ai sistemi politici, non poteva aver luogo l' elencazione dei crimini compiuti negli ultimi due secoli né per quanto riguarda l' Occidente (massacri coloniali) né per quel che concerne l' Oriente. Non dovevo scrivere una storia dell' Europa, ma una storia del fenomeno democratico negli ultimi due secoli. Questa banale evidenza sembra sia sfuggita ai miei censori».

(Corriere della Sera, 22 novembre 2005)