De Gasperi e la costruzione della democrazia
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VENTUNESIMO SECOLO Anno III - Numero 5 Marzo 2004
De Gasperi e la costruzione della democrazia
Direttori : Victor Zaslavsky Gaetano Quagliariello
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Editoriale
Questo numero speciale di «Ventunesimo Secolo» è interamente dedicato alla figura di Alcide De Gasperi, del quale ricorre quest’anno il cinquantenario della morte. Non è un numero commemorativo. E nemmeno un omaggio dovuto all'uomo politico unanimemente considerato il più illustre degli statisti italiani del secondo dopoguerra.
Il contenuto della rivista evidenzia, piuttosto, un rinnovato interesse della storiografia per la figura di De Gasperi, che più di ogni altro influenzò la ricostruzione della nazione e del sistema politico. Viene, infatti, preso in considerazione tutto l’arco temporale della biografia degasperiana. Esso va dagli anni della sua formazione, in una Vienna che il saggio di Piero Craveri ci mostra per tanti aspetti differente dall’immagine oleografica della capitale mitteleuropea avviata verso uno splendido declino, agli ultimi giorni in Valsugana, consumati nell’ansia per il raggiungimento di un obiettivo quale la Ced, perseguito a lungo e con tenacia. Gli articoli, inoltre, analizzano numerosi aspetti dell’opera di De Gasperi. Essi concernono sia la strategia politica che la visione istituzionale; sia le riforme di natura economico-sociale che la politica estera. I contributi, infine, provengono da studiosi che hanno una differente collocazione generazionale. Alcuni possono considerarsi interpreti affermati; altri appartengono alla generazione intermedia; altri ancora sono giovani che propongono riflessioni connesse alle loro recenti ricerche dottorali.
Questo numero non si limita a illustrare alcuni aspetti inediti e non indagati di De Gasperi. Ci offre, soprattutto, una sua immagine diversa rispetto a quella che emerge nella storiografia del dopoguerra. Fino ad oggi, infatti, la proposta politica di De Gasperi è stata prevalentemente letta accentuando i tratti di continuità con le fasi politiche che seguirono. E ciò è vero sia per quanto concerne il rapporto tra lo statista trentino ed i suoi successori in seno alla Democrazia cristiana sia per quanto riguarda il passaggio dal «centrismo» (che a sua volta conobbe differenti periodi) alla stagione politica seguente.
L’insieme dei saggi raccolti in questo numero fa ritenere che le cose stessero diversamente. Il progetto degasperiano ricercò il consolidamento del sistema politico repubblicano in una direzione niente affatto desumibile in modo automatico dalle premesse resistenziali. E nonconsiderò le istituzioni enucleatesi nel corso della stagione costituente come una loro naturale e scontata traduzione ma, piuttosto, come il portato delle incertezze del quadro politico internazionale ed interno dell'immediato dopoguerra. Per De Gasperi il problema non era ideologico, ma politico. Pur essendo un antifascista e un anticomunista convinto, pensava che tali formule negative non servissero a rifondare il paese né a giustificare una rottura totale con la precedente stagione liberale.
A tal proposito, l’articolo di Fabio Grassi Orsini evidenzia quanto profondo e non occasionale fu il suo rapporto con il «notabilato» liberale portatore di concezioni ed idee che una lettura riduttiva del periodo costituente voleva fossero state sbaragliate. Dal canto suo, la riflessione di Vera Capperucci, dedicata al rapporto tra De Gasperi e il gruppo parlamentare, non soltanto torna a sottolineare che agli inizi dell’età repubblicana un ordine istituzionale fondato sulla centralità dei partiti fu tutt’altro che scontato. Chiarisce anche che, su questo aspetto, lo scontro interno al partito di maggioranza relativa fu duro e senza esclusione di colpi. Emanuele Bernardi, prendendo in considerazione la questione della riforma agraria, illustra come il significato del riformismo sociale di De Gasperi sfugga alle semplificazioni insite nelle categorie classiste e, soprattutto, come esso non possa essere compreso prescindendo dall'impatto del contesto internazionale sulle scelte di politica interna. Già a questo punto, insomma, si pone il problema delle strategie e delle concezioni di De Gasperi nel campo della politica internazionale. La riflessione di Marialuisa-Lucia Sergio sul rapporto tra De Gasperi e Nenni, quella di Antonio Varsori incentrata sulle relazioni con la Gran Bretagna nella stagione centrista e quella di Gaetano Quagliariello dedicata al fallimento della Ced convergono con l’interpretazione di Bernardi nel caratterizzare l’atlantismo dello statista trentino come un tratto essenziale del suo progetto politico. Per De Gasperi, l'unità della civiltà occidentale si esprimeva nella necessaria integrazione tra la prospettiva europea e la prospettiva atlantica. Questa concezione non derivava unicamente dalle necessità imposte dalla durezza del conflitto bipolare e, proprio per tale motivo, non fu sempre condivisa pienamente dalla sua maggioranza e dal suo stesso partito.
Su questo sfondo, il saggio di Pier Luigi Ballini, dedicato alla genesi della legge di riforma elettorale del 1953, contribuisce a dimostrare che quell’anno deve considerarsi come una cesura nella storia politica dell’Italia. Allora, infatti, il progetto degasperiano fallì in quanto la coalizione centrista non raggiunse la maggioranza assoluta necessaria per far scattare il «premio» elettorale. De Gasperi, in seguito, nei suoi ultimi mesi di vita lavorò per trasferire il più possibile della sua esperienza e del suo progetto a una più giovane generazione politica che dalle sue mani prese il testimone. La sua morte improvvisa, però, accelerò la transizione provocando un mutamento profondo del progetto originario: tanto nei suoi aspetti istituzionali quanto in quelli più propriamente politici.
I saggi qui raccolti riportano alla luce l’età degasperiana con le sue peculiarità, segnata dal primato di una grande personalità che esercitò la sua leadership sfidando le avverse condizioni storiche ed un ambiente politico-culturale che gli era largamente ostile. De Gasperi riuscì ad imporsi, salvando così l’Italia. Gli mancò, però, il tempo necessario affinché il ponte ideato tra la sua esperienza e quella dei suoi successori potesse acquisire la solidità che avrebbe permesso di resistere alle insidie provenienti sia da quanti gli erano stati avversari, sia da quanti gli erano stati alleati.
Una preziosa intervista a Maria Romana Catti De Gasperi completa questo numero. Essa aiuta ad approfondire il profilo psicologico ed interiore del padre e rievoca con forza il titolo di un suo libro di ricordi: De Gasperi, uomo solo. Alla luce di questi nuovi studi quel titolo sembra indicare non soltanto una stato esistenziale ma anche una condizione politica.
di Gaetano Quagliariello e Victor Zaslavsky