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I dibattiti |
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Stalin, la consapevolezza storica e l'ItaliaRiprendiamo la polemica generata dalla mancata pubblicazione del libro di Luciano Canfora in Germania, La Democrazia. Storia di un’ideologia. Alcuni hanno ritenuto questo un atto di censura, altri il risultato obbligatorio della consapevolezza sul ventesimo secolo alla quale la ricerca storica è pervenuta... Canfora e la democrazia, processo alla storiadi Jaeger Lorenz Scrivere la storia è rischioso. In questi giorni è stato dimostrato due volte: la prima con la polemica innescatasi intorno alla mancata pubblicazione da parte della casa editrice C.H. Beck del libro La democrazia. Storia di un' ideologia dello storico italiano Luciano Canfora (già autore di una biografia di Giulio Cesare e studi sull' archeologia tedesca sotto il nazismo). La seconda con l' arresto di David Irving in Austria. Il libro di Canfora, contiene, a detta di Beck, giudizi così controversi soprattutto sullo stalinismo e l' era Adenauer, che l' editore ha deciso di rinunciare alla pubblicazione, cosa che in Italia è stata vista come un tentativo di censura. Erroneamente, il Corriere della Sera ha detto che il libro è stato «vietato» nella Repubblica federale tedesca. In particolare, le accuse sono di aver sottovalutato i misfatti dello stalinismo. Non si farebbe menzione del massacro di migliaia di ufficiali polacchi da parte del Kgb nel bosco di Katyn. Verrebbe taciuto il protocollo aggiuntivo stipulato tra Ribbentrop e Molotov che prevedeva la spartizione della Polonia e le future zone di influenza di entrambe le potenze. Nell' Europa occidentale, minimizzare le responsabilità del comunismo non è punibile, a differenza di quanto avviene in alcuni Paesi dell' Europa centro-orientale. Gli scritti di Stalin e Mao si possono acquistare liberamente. Li si può chiamare «carnefici», ma chi minimizza quanto accadde sotto i loro regimi spietati non va incontro a conseguenze legali. Sicuro. Non ci si deve sempre e per forza formare nel juste milieu storiografico. Dal punto di vista dei liberali, si possono anche guardare con una punta di invidia gli italiani, che nella casa della propria storiografia contemporanea hanno tante stanze, sia per i comunisti dichiarati che per i tentativi di revisione del mito della Resistenza partigiana antifascista; d' altro canto, è stato sempre il Senato italiano a invitare Ernst Nolte a una conferenza, perché qui nessuno voleva più sentirne parlare. Un altro esempio è quello degli spagnoli che, di fronte alla nuova esaltazione di Franco da parte di Pio Moa, al momento nella lista dei bestseller, si dimostrano aperti tanto a questa quanto a una biografia ipercritica del caudillo. Quasi contemporaneamente al caso Canfora, si è saputo dell' arresto in Austria di David Irving, tra l' altro solo a distanza di una settimana dalla sua cattura. La negazione dell' Olocausto, di cui Irving è accusato, è punibile in Francia, Germania e Austria, a differenza di quanto avviene in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Quando Irving perse la causa contro l' editore Penguin e l' autrice Deborah Lipstadt, non fu condannato, come si lesse, per negazione dell' Olocausto. Era stato lui ad intentare una causa per diffamazione nei confronti dell' autrice, che lo aveva definito come un negazionista dell' Olocausto. Perse la causa e la Frankfurter, a suo tempo, ne diede notizia in maniera esaustiva. Irving dovette sobbarcarsi le ingenti spese legali, incluso l' onorario per il perito in discipline storiche. Può anche darsi che Irving sia venuto a conoscenza del mandato d' arresto austriaco del 1989 solo dopo l' invito dell' associazione studentesca «Olympia» e abbia corso consapevolmente il rischio dell' arresto. Se volesse guadagnarsi la reputazione di martire della «giustizia dei principii» non lo sappiamo. Sui suoi motivi si possono fare solo speculazioni. Il merito di Irving, che gli hanno riconosciuto, a partire dai suoi scritti iniziali, storici come A. J. P. Taylor e Gordon A. Craig, è una conoscenza immensa del materiale sull' epoca di Hitler, di cui ha dato prova in diversi libri. Ciò che gli va rimproverato è la sua inclinazione verso una letteratura di tendenza antisemita. Qualcuno, consapevole del rischio di citare direttamente Irving, si è servito dello storico tacitamente. Un esempio è Günter Grass, il cui romanzo È una lunga storia, nella descrizione del ministero dell' aeronautica del Reich, si rifà alla biografia di Göring scritta da Irving, ma si limita a parlare di uno «storico inglese». Ora sarebbe bello sapere che cosa pensano i Voltaire tedeschi dell' arresto. La negazione dell' Olocausto è un reato e questa è un' idea ormai radicata in Austria. Tuttavia rimane una sensazione spiacevole. Sono gli inglesi a parlarne in questi giorni. Il Daily Telegraph ha commentato con amara ironia che in Austria si è tornati ad essere zelanti come nel 1938. Opinioni come quelle di Irving sono già penalizzate dal fatto che nessuno le condivida. E in Italia, sul Foglio, si legge, dalla penna del direttore: «Le idee si combattono con altre idee: è un precetto assoluto del liberalismo moderno che non è relativizzabile. Incarcerare l' autore di un libro per quel che c' è scritto, per quanto disgustoso ne sia il contenuto, è un rogo intellettuale e culturale in cui a bruciare è la libertà generale». Irving come vittima sacrificale di un rogo di libri. Il liberalismo militante non scansa quest' immagine drastica, addirittura macabra. Il Foglio ricorda con apprensione i procedimenti giudiziari a cui si sono dovuti sottoporre Oriana Fallaci e Michel Houellebecq per esternazioni antiislamiche. Ma in questi giorni varrebbe anche la pena di pensare all' orientalista Bernard Lewis, che per la negazione del genocidio degli armeni è stato condannato in Francia ad una pena pecuniaria tutto sommato simbolica. (Trad. di Nicoletta Boero) Frankfurter Allgemeine Zeitung, 21.11.2005 Frankfurter Allgemeine Zeitung. All rights reserved. Provided by Frankfurter Allgemeine Archiv. La vicenda Il nuovo capitolo polemico Ieri sulla «Frankfurter» un editoriale di Lorenz Jäger (pubblicato qui accanto) ha accostato il caso Canfora a quello del negazionista David Irving. In un' altra pagina, Dirk Schümer ha recensito il saggio di Canfora rifiutato dall' editore Beck Il «Corriere» il 15 novembre aveva sollevato il caso del saggio rifiutato, incluso in una collana i cui volumi escono in cinque Paesi diversi Lo storico Jacques Le Goff ha espresso solidarietà a Canfora, mentre il direttore editoriale della Beck, Detlef Felken, ha ribadito le obiezioni sul «Corriere» del 18 novembre La disputa Il senso delle accuse Canfora viene accusato di aver rievocato il patto nazi-sovietico del 1939 definendo «un mito» la spartizione della Polonia, senza menzionare il protocollo segreto dell' accordo, che prevedeva la divisione dell' Est europeo in due sfere d' influenza Inoltre gli si obietta di aver trattato la storia dell' Urss senza citare la strage di Katyn e altri crimini di Stalin Infine ha suscitato forti critiche il giudizio di Canfora sulla Germania negli anni del cancelliere Adenauer, definita revanscista e quasi nazisteggiante. (Corriere della sera, 22 novembre 2005, estratto di un articolo della «Frankfurter Allgemeine») |
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