Ventunesimo Secolo
I dibattiti

Quel libro minimizza i crimini di Stalin

di Felken Detlef (direttore editoriale della Beck)


Con grande stupore abbiamo preso atto delle critiche sollevate sul giornale Corriere della Sera nei confronti delle decisioni prese dalla nostra casa editrice, H.C. Beck Verlag. Corrisponde a verità il fatto che abbiamo rifiutato la pubblicazione del libro di Luciano Canfora La democrazia. Storia di un' ideologia nella versione a nostra disposizione. Falsi invece sono i motivi addotti dalla vostra testata. Il nostro rifiuto è stato infatti motivato sulla base di una lunga lista di dieci pagine di obiezioni ed errori di merito. Tale lista rappresenta il risultato di diverse perizie redatte da esperti della materia, fra i quali va annoverato Hans-Ulrich Wehler, uno dei più riconosciuti e stimati storici tedeschi. A tutt' oggi Canfora non ha preso posizione riguardo alla lista suddetta. Non si tratta, come sostiene il professor Canfora, di un atto di censura. Si tratta semmai di una pratica responsabile e cosciente, con dati e fatti storici. Per fare un esempio, Luciano Canfora definisce un «mito» la divisione della Polonia nella Seconda guerra mondiale quale risultato del patto Hitler-Stalin. Il Protocollo segreto aggiuntivo, conosciuto da decenni nell' ambito della ricerca storica, non viene invece nemmeno preso in considerazione. Forse sarebbe opportuno che si informasse presso uno storico polacco o dei Paesi baltici sul contenuto di quel Protocollo relativamente al futuro delle loro patrie. Nel libro di Canfora non si fa menzione dei 4.400 ufficiali polacchi eliminati dall' Armata Rossa a Katyn in conseguenza del Patto succitato, né tanto meno della deportazione di più di due milioni di polacchi nella Russia settentrionale e in Siberia. In compenso a Stalin viene attestato di aver agito da «buon realista». Luciano Canfora critica il fatto che il «laboratorio» dell' Unione Sovietica venga ormai rappresentato esclusivamente come un unico enorme gulag. Esprime invece apprezzamento per la sua trasformazione in un moderno Stato industriale nonché per gli aspetti positivi contenuti nella Costituzione sovietica. Questa è la sua visione delle cose e noi non la censuriamo, pur sollevando forti dubbi riguardo alle condizioni della democrazia nei Paesi dell' ex blocco orientale. Che però Canfora non menzioni e nemmeno condanni anche una sola volta con parole esplicite le 685 mila vittime e i due milioni di internati, i processi farsa e il terrore paranoico instaurato da Stalin, ci risulta inaccettabile. In compenso il professor Canfora parla della «liquidazione» della «arretratezza». Una lingua che degrada ad «arretratezza» donne, uomini e bambini, massacrati da regimi dittatoriali, è diventata inaccettabile in Germania a partire dal 1945 e auspichiamo vivamente che resti così. Si provi a ipotizzare che un editore italiano rifiuti di pubblicare un libro sul Terzo Reich nel quale i crimini hitleriani vengano valutati come una quantité négligeable. Il Corriere della Sera si indignerebbe altrettanto anche in un caso del genere? L' affermazione secondo la quale la casa editrice Beck non vorrebbe dare alle stampe un libro in cui viene tematizzata l' influenza di ex nazionalsocialisti sul governo Adenauer è assurda. Vero è che per i nostri tipi su questa tematica è stato pubblicato il testo base di riferimento La politica del passato (Vergangenheitspolitik) di Norbert Frei, così come un vasto numero di altri libri sul ruolo esercitato da ex nazisti nella storia tedesca del secondo dopoguerra. La tesi di Canfora, tuttavia, che Adenauer abbia condotto una politica di «nazismo manifesto», è decisamente troppo azzardata. Adenauer, in prigione durante il Terzo Reich, non era un nazista e la democrazia della Germania occidentale non è nemmeno una prosecuzione del fascismo con altri mezzi. Se tali differenziazioni appaiono troppo sottili al professor Canfora, dovrà pur sopportare che un editore tedesco, la cui reputazione nel campo della storia contemporanea potrebbe da ciò solo subire un danno di immagine, sollevi delle legittime obiezioni. Non si tratta di censura o di provincialismo. Si tratta di dati e fatti storici nonché di uno stadio della conoscenza rispetto al quale non si può regredire, se non al prezzo di abbandonare il terreno di una seria storiografia. Jacques Le Goff e Giuseppe Laterza criticano giustamente il fatto che abbiamo mandato le nostre obiezioni troppo tardi. È stato un errore per il quale ci siamo scusati esplicitamente. Solo dopo la consegna della traduzione abbiamo chiesto ai nostri consiglieri esterni il loro parere e tutti loro ci hanno sconsigliato vivamente di pubblicare il libro nella sua forma presente. Ogni editore tedesco è comunque e ovviamente libero di pubblicare il libro di Canfora. Da parte nostra abbiamo restituito i diritti e volentieri mettiamo a disposizione la traduzione. A tutt' oggi nessuno si è fatto vivo.

(Corriere della Sera, 18 novembre 2005)