Ventunesimo Secolo
I dibattiti

Il caso Canfora versus Beck visto dall’osservatorio tedesco: alla ricerca di un male comune

di Gabriele D’Ottavio


“E’ un caso che la polemica, generata dalla decisione della casa editrice Beck di non pubblicare il libro “La democrazia. Storia di un’ideologia” di Luciano Canfora, si sia sviluppata in Italia? Sarebbe concepibile in un altro paese?” Tali quesiti ci hanno spinto a passare al setaccio i principali quotidiani tedeschi. La questione, evidentemente, non è passata inosservata, a giudicare dal numero di contributi che sono stati pubblicati sull’argomento[1]. Notiamo, d’altra parte, che la stragrande maggioranza degli autori (citati in nota) non intende alimentare una polemica che è nei fatti. Lo stile è sobrio, i toni pacati, il che, tuttavia, non impedisce a nessuno di loro di prendere posizione o, meglio, la posizione. Dalla “Frankfurter Allgemeine Zeitung” alla “Süddeutsche Zeitung”, da “Die Welt” alla “Frankfurter Rundschau”, da “Die Zeit” alla “Berliner Zeitung”, i principali quotidiani tedeschi convergono nel riconoscere la legittimità della scelta della casa editrice Beck. L’assunto da cui tutti muovono, chi implicitamente, chi esplicitamente facendo riferimento alle accuse apparse sulla stampa italiana[2], è che un editore dispone dell’autonomia necessaria per decidere se pubblicare o meno un’opera che non ha soddisfatto i requisiti (discrezionali si, ma arbitrari no) di ammissibilità. Per la stampa tedesca non si è trattato dunque di un atto di censura, bensì di una libera scelta editoriale, che si può condividere[3] o non condividere[4], ma non contestare. Tanto più alla luce del fatto che l’editore può dimostrare: di non aver nessun pregiudizio nei confronti dell’autore Canfora, avendo pubblicato in precedenza la sua biografia di Giulio Cesare[5], di non voler ostacolare la pubblicazione del libro rifiutato, avendo già restituito i diritti d’autore e messo a disposizione la traduzione per chi volesse pubblicarla[6], di aver già pubblicato opere che trattano il presunto “tema tabù” del coinvolgimento di ex-nazisti nell’epoca adenaueriana, con particolare riferimento al volume di Norbert Frei Vergangenheitspolitik[7] e, infine, di aver maturato tale scelta in seguito ad una corretta, quanto meno nella sostanza, applicazione della prassi. L’editore Beck ha, infatti, preso la decisione di non pubblicare il libro di Canfora solo dopo che una commissione autorevole di esperti, incaricata ad hoc per la perizia, aveva espresso un parere inequivocabilmente negativo sul lavoro. Il fatto che il parere sia stato trasmesso a distanza di un anno dalla consegna dell’opera, quindi in spregio al metodo di lavoro comune fissato dalle cinque case editrici dopo la scadenza prevista, «complica la faccenda», ma non al punto da inficiare, agli occhi della stampa tedesca, la legittimità della scelta[8]. Se poi passiamo in rassegna i giudizi che sono stati espressi sugli errori di analisi e di interpretazione contestati, notiamo che persino i più benevoli esprimono forti perplessità sull’imparzialità, nonché sulla sensibilità dell’autore, e sulla qualità del lavoro nel complesso. I più benevoli, come Schümer sulla Faz e Esch sulla Berliner Zeitung, sono anche coloro che prendono le distanze dalla scelta di Beck, senza, tuttavia, contestarla[9]. Sia pure per ragioni diverse, i due autori preferirebbero che il libro venisse pubblicato. Per Schümer il testo di Canfora, pur nella sua «ottusa» faziosità ideologica, contiene degli spunti di riflessione originali e interessanti. Esch teme, invece, che la mancata pubblicazione del libro possa danneggiare il profilo internazionale e, più specificatamente europeo, della collana. A questo timore sembra, d’altra parte, rispondere la Professoressa Gisela Bock con il suo intervento sulla Faz del 24 novembre. La Professoressa sostiene, infatti, di essere stata a sua volta “vittima” di una scelta di merito da parte di una delle case editrici che fanno parte della collana. Più precisamente, la Seuil avrebbe deciso (per ragioni ancora non del tutto chiare) di non inserire la versione francese del suo libro; il che, tuttavia, non avrebbe impedito alla collana di proseguire la sua attività. “Non è dunque corretto affermare”, conclude la Bock, che la collana “Fare l’Europa” potrebbe rischiare di impantanarsi a causa della mancata pubblicazione del libro di Canfora; così non è vero che «i contratti firmati sono sempre stati rispettati»[10]. In ultima analisi, pur dividendosi sull’opportunità di pubblicare un libro che viene comunque considerato, all’unanimità, viziato da importanti errori di analisi e di interpretazione, tutte le firme tedesche che si sono occupate della controversia «Canfora versus Beck» non hanno nessuna remora a riconoscere all’editore Beck il diritto e la facoltà di operare delle scelte di merito. Ci troviamo dunque dinanzi ad una “Grosse Koalition” - anche questa evidentemente non praticabile in Italia - che, tuttavia, non ci sembra essere espressione di un sentire comune «provinciale» o «antiliberale». Piuttosto, al contrario, l’impressione è quella di trovarsi dinanzi ad un popolo che, come ha spiegato Gian Enrico Rusconi nel suo volume “Germania, Italia, Europa” (Einaudi 2003), meglio di noi ha dato prova di sapersi riconciliare con la propria storia e con quell’europea e ancor di più, viene da pensare, con il modo di raccontarla. L’accettazione (non necessariamente la condivisione) della scelta dell’editore Beck non implica forse anche il riconoscimento che nell’ambito della storia vigono o, meglio, dovrebbero vigere criteri di scientificità? Il rispetto di questi criteri evidentemente non può essere imposto, ma può o, meglio, dovrebbe essere preteso, tanto più da coloro che si assumono la responsabilità di costruire una storia comune europea, nella convinzione che il suo nocciolo di verità fattuale possa venire accettato e condiviso. Non è forse questa la vocazione anche della collana “fare l’Europa”? Citiamo dalla prefazione di Jacques Le Goffe al volume di Luciano Canfora, La democrazia. Storia di un’ideologia, Roma-Bari, uscito per Laterza 2004:

«La collana «Fare l'Europa» nasce dall'iniziativa di cinque editori di lingue e nazionalità differenti (Beck a Monaco di Baviera, Basil Blackwell a Oxford, Critica a Barcellona, Laterza a Roma e Bari, Seuil a Parigi) e vuole gettar luce sulla costruzione dell'Europa e i suoi punti di forza non dimenticabili, senza dissimulare le difficoltà ereditate dal passato. Nella sua tensione verso l'unità, il continente ha vissuto discordie, conflitti, divisioni, contraddizioni interne. Questa collana non li nasconderà: l'impegno nell'impresa europea deve compiersi nella conoscenza del passato tutto intero e nella prospettiva dell'avvenire».

Laddove la casa editrice Beck decidesse di pubblicare un libro che considera a tutti gli effetti una «regressione» rispetto allo stato della conoscenza attuale del passato[11], non tradirebbe, forse, l’idea ispiratrice della collana di cui fa parte? Il fatto che le case editrici europee e altri esponenti del mondo della cultura tedesca e italiana si siano divisi sull’opportunità di pubblicare il libro di Canfora è solo un’ulteriore conferma di quanto sia difficile fare l’Europa. Che gli storici si dividano sull’analisi e l’interpretazione dei fatti può avere, invece, dei risvolti positivi, se questa disunione serve effettivamente a far progredire la ricerca storica, ma non se evidenzia l’indisponibilità (evidentemente più italiana che europea) a mettere in discussione le proprie convinzioni, anche nel caso la conoscenza attuale del passato conduca a conclusioni differenti.


Note

1. Articoli presi in visione (in ordine cronologico di apparizione): Henning Klüver, Der Auszug aus Arkadien. Alte Vorurteile, neue Ignoranz –nicht bloß Berlusconis schlechte Witze haben das deutsch-italienische Verhältnis merklich abkühlen lassen, in: Süddeutsche Zeitung del 10.11.2005 Dirk Schümer (a), Demokratieabbau. Warum darf ein Eurokommunist nicht bei Beck erscheinen, in: Frankfurter Allgemeine Zeitung del 16.11.2005: Detlef Felken, (Caporedattore dell’editore Beck), Es geht um unseren Ruf, intervista rilasciata a Andreas Platthaus, in: Frankfurter Allgemeine Zeitung del 16.11.2005 Johan Schloeman, Geschichte bauen Der C.H Beck Verlag lehnt ein Buch ab. Ein Skandal ist das nicht, in: “Süddeutsche Zeitung“ del 17.11.2005 Wieland Freund, Dogmatisch und dumm. Kein Skandal: C.H. Beck will Luciano Canforas europäische Demokratiegeschichte nicht verlegen, in: “Die Welt“ del 17.11. 2005; Christian Esch, Europa zerlegen. Der Beck-Verlag lehnt ein Manuskript ab und löst damit einen heftigen Streit, in: Berliner Zeitung del 18.11.2005; Güntner Joachim, Eine Klage über den Sieg der Freiheit. Luciano Canforas abgewiesenes Buch über die Demokratie ist schwer bekömmlich, in: Neue Zürcher Zeitung (edizione internazionale), del 21.11.2005; Lorenz Jäger, Drastik. Risiken der Zeitgeschichte: Die Fälle Canfora und Irwing, in: Frankfurter Allgemeine Zeitung del 21.11.2005; Dirk Schümer (b), Wer druckt jetzt dieses Buch? Luciano Canforas heftig umstrittene Geschichte der Demokratie, in: Frankfurter Allgemeine Zeitung del 21.11.2005; Gina Thomas, Er ergötzt wie Eco. Der Historiker Luciano Canfora wird in England kritisch gesehen, in: Frankfurter Allgemeine Zeitung del 22.11.2005; Ernst Piper, Umbrüche der Geschichte. Der Beck Verlag hält daran fest, ein Buch des italienischen Altphilologen Luciano Canfora nicht zu veröffentlichen, in: “Frankfurter Rundschau“ del 22.11.2005; Volker Ullrich, Auf einem Auge blind. Der Streit um Canforas Buch, in: “Die Zeit“ del 24.11.2005; Gisela Bock, Trifft nicht zu, in: “Frankfurter Allgemeine Zeitung“ del 24.11.2005.
2. Cfr. Esch; Freund; Lorenz; Schloeman; Ullrich.
3. Cfr. Freund; Joachim; Piper Schloeman, Ullrich.
4. Cfr. Schümer(b); Esch.
5. Cfr. Esch; Freund; Piper; Ullrich.
6. Cfr. Esch; Piper.
7. Cfr. Freund; Piper.
8. Cfr. Joachim; Piper; Schloeman.
9. Cfr. Schümer (a/b); Esch.
10. Cfr. Bock.
11. Cfr.Felken