di Giuseppe Parlato
Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 contribuì a qualificare i
neofascisti come interlocutori ufficiosi delle forze antifasciste.
Comunisti, socialisti, democristiani, liberali e monarchici,
riservatamente, ebbero contatti con Romualdi e con i vertici del
neofascismo, radunati nel cosiddetto «Senato» in occasione del
referendum. I contatti non portarono a risultati clamorosi: tuttavia,
Romualdi ebbe l’abilità di presentare i neofascisti come una forza
coesa e cospicua, ma soprattutto come una forza che cercava a ogni
costo la legalità, dopo le vicende della guerra civile. Ai repubblicani
Romualdi assicurò che, se avesse vinto la repubblica e i monarchici
avessero tentato azioni eversive, i neofascisti avrebbero difeso la
repubblica; al contrario, il futuro leader missino, assicurò i
monarchici che, in caso di vittoria del re e di tentativo
rivoluzionario da parte del Pci, i neofascisti si sarebbero schierati
con la corona.
Al di là dei risultati immediati, l’evento referendario determinò tre
fattori fondamentali per gli sviluppi della storia del neofascismo.
... continua