Ventunesimo Secolo
Rivista di studi sulle transizioni

La diplomazia della «nuova Italia». Dagli anni della transizione alla democrazia dei partiti

Gianluca Borzoni
Renato Prunas diplomatico
Rubbettino, Soveria Mannelli 2004

Gianni Scipione Rossi
Mussolini e il diplomatico. La vita e i diari di Serafino Mazzolini, un monarchico a Salò
Rubbettino, Soveria Mannelli 2005

Roberto Ducci
Le speranze d’Europa
a cura di Guido Lenzi
Rubbettino, Soveria Mannelli 2007

Roberto Ducci
Due valigie piene di dollari
a cura di Francesco Perfetti
Le Lettere, Firenze 2009

Vittorio Cordero di Montezemolo
Memorie semiserie di un diplomatico
Rubbettino, Soveria Mannelli 2009

«La diplomazia classica si spegneva di lenta consunzione in tutta Europa quando io entrai a palazzo Chigi nel luglio del 1937. L’usciere Lami, ultimo di una dinastia di commessi insediatasi nell’anticamera d’onore quando i piemontesi avevano tolto la Consulta al Papa per trasformarla in ministero degli Esteri, soleva lamentare durante gli anni Trenta il rarefarsi dei duchi e il sovrabbondare dei “dottori”; ma per quanto buon osservatore, non vedeva che i sintomi esterni della crisi». Con queste parole Roberto Ducci voleva infatti portare l’attenzione non sul progressivo imborghesimento della diplomazia italiana, d’altronde già evidente in età giolittiana quale frutto dell’allargamento delle basi sociali della classe dirigente e del compimento del processo di nazionalizzazione delle élite. È lecito presumere che egli pensasse piuttosto alla crisi di quelli che erano stati i tratti distintivi della diplomazia nazionale, di un’aristocrazia politico-amministrativa, più che sociale, dalla quale infatti l’elemento borghese non era rimasto estraneo, soprattutto nel momento della sua formazione, se solo si pensa a stretti collaboratori di Cavour come Carutti di Cantogno, Artom, Susino o lo stesso Nigra, figlio di un chirurgo dell’alto Canavese. (...)