Ventunesimo Secolo
Rivista di studi sulle transizioni

Aldo Moro e i socialdemocratici italiani

I rapporti fra Aldo Moro e i socialisti democratici italiani corrono lungo un vasto arco di tempo che risale almeno ai mesi dell’Assemblea costituente, quando Giuseppe Saragat ne era presidente (prima delle dimissioni seguite alla nascita del Partito socialista dei lavoratori italiani, nel gennaio 1947) e Moro ne era ancor giovane componente. Questo lungo percorso è ricostruibile con molte difficoltà per quanto riguarda i rapporti «diretti», cioè personali, fra Moro e i principali esponenti del Partito socialista democratico italiano (nato nel 1952, dalla fusione fra il Psli di Saragat e il Partito socialista unitario di Ugo Guido Mondolfo e Giuseppe Romita). Le carte dell’archivio Moro, ad esempio, non conservano significativa testimonianza del rapporto diretto fra Moro, Saragat, Roberto Tremelloni, Luigi Preti, Edgardo Lami Starnuti ed altri esponenti di rilievo del Psdi. Più facilmente ricostruibile, invece, è il rapporto pubblico, ufficiale, fra Moro e il Psdi. Attraverso gli atti parlamentari, i verbali delle riunioni del Consiglio dei ministri, la stampa, le dichiarazioni pubbliche, è possibile individuare e fissare i momenti più significativi di questo rapporto. È evidente che la migliore e più lucida individuazione del rapporto fra Moro e il Psdi si possa rilevare nell’ambito delle vicende che portarono alla nascita del primo governo Moro (dicembre 1963 - luglio 1964), che rappresentò l’avvio del centro-sinistra definito «organico». Ricordo che dopo alcuni governi monocolore democristiani (presieduti da Antonio Segni e Amintore Fanfani), con il primo governo Moro si realizzò un accordo programmatico di governo molto forte fra Democrazia cristiana, Partito socialista italiano, Psdi e Partito repubblicano italiano. Numerosi sono i punti di approfondimento di questa complessa vicenda, che possono essere riassunti in quattro momenti significativi. (...)