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Rivista di studi sulle transizioni |
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NUMERO 21
Scienza e ragioni di politica estera nel Regno Unito.
di Mauro Elli
Negli Stati Uniti, la complessa rete di rapporti che legava, da un lato, le agenzie governative e, dall’altro, grandi industrie, università e associazioni professionali, permetteva di offrire agli stranieri programmi di scambi e di formazione che si rivelavano essere importanti strumenti per la promozione dei valori e degli interessi americani. Per quanto riguarda il Regno Unito, mettendo in discussione una radicata interpretazione di marca «declinista», David Edgerton ha evidenziato come esso mantenga fino agli anni Sessanta uno straordinario livello d’innovazione tecnologica e rappresenti la seconda potenza economica industriale al mondo per ricchezza. Poste queste premesse e tenendo in considerazione la natura competitiva della cosiddetta special relationship con gli Usa, nonché il desiderio britannico di conservare il proprio status di potenza globale, come poteva il Regno Unito affermare le proprie capacità nel campo dell’ingegneria nucleare e in questo modo godere di una maggiore rilevanza politica? Oppure, in altri termini, il «modello» americano rappresenta un’eccezione oppure i britannici seguivano la stessa linea, utilizzando scienza e tecnologia come strumenti politici nelle relazioni internazionali? Il caso della Harwell Reactor School (Hrs) è particolarmente significativo a questo riguardo. Poiché la localizzazione geografica e la reputazione d’eccellenza paiono essere i fattori cruciali nello stabilirsi di «poli d’attrazione globali» per quanto riguarda le istituzioni educative e per la formazione, la creazione di una scuola di tecnologia dei reattori a Harwell pare essere una mossa opportuna, in quanto univa la prossimità ad uno dei più importanti laboratori mondiali di fisica nucleare alla possibilità d’impiegare gli stessi scienziati come istruttori. (...) |
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