NUMERO 20
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Napoli
Ventunesimo Secolo Rivista di studi sulle transizioni Anno VIII - Numero 20 - Ottobre 2009
Direttori: Victor Zaslavsky Gaetano Quagliariello
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Editoriale di Gaetano Quagliariello e Victor Zaslavsky Vai all'indice del numero Abbonati/Acquista il numero/Acquista singoli articoli
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Recensioni
"Il futuro lento dei progetti ancora al palo", Piero Craveri, Il Mattino, 30 novembre 2009 "Rinascimento sotto il Vesuvio?", di A. Gnocchi, Il Giornale, 20 Novembre 2009
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La disarticolazione di Napoli dal Mezzogiorno
La posizione egemonica di Napoli nel Mezzogiorno prese gradualmente corpo da quando, con l’avvento degli Angioini, nel 1266, sul trono del Regno normanno-svevo di Sicilia, la città fu scelta dai nuovi sovrani come propria residenza. Si trattava, inizialmente, di una scelta informale. La capitale del Regno restava sempre Palermo. L’imprevista rivolta siciliana del Vespro, iniziata nel 1282, portando alla separazione fra l’isola e il Mezzogiorno continentale, provocò poi la trasformazione della condizione di fatto in condizione di diritto e rese definitiva una scelta che all’inizio appariva piuttosto temporanea. Napoli si ritrovò, così, a capo di un nuovo organismo statale, il Regno che, da principio, fu ancora denominato di Sicilia, distinguendo tra Sicilia citra Pharum (al di qua del Faro di Messina, quella rimasta agli Angioini) e Sicilia trans Pharum (al di là del Faro, ossia l’isola resasi indipendente sotto una dinastia aragonese che vantava anche ascendenze sveve). Poi quest’ultimo tornò a denominarsi, senz’altre distinzioni, Regno di Sicilia, mentre il Regno di Sicilia citra Pharum assunse via via, e definitivamente tra il XIV e il XV secolo, il nome di Regno di Napoli, benché allora e in seguito non fosse raro vederlo indicato come Regno di Puglia. Quale capitale del nuovo Regno, Napoli conobbe una molto rapida crescita che già alla fine del ’400 ne aveva fatto una delle maggiori città italiane, con all’incirca 100 mila abitanti, superata allora probabilmente solo da Venezia e, forse, da Milano. Fu, però, con il passaggio del Regno, fra il 1501 e il 1503, ai sovrani aragonesi di Spagna e, quindi, ai loro successori di Casa d’Austria, ai quali restò fino al 1707, che la città conobbe la straordinaria crescita che già alla fine del ’500 ne aveva fatto – quale sempre più si confermò, raggiungendo a metà del ’600 i 400 mila e, secondo alcuni, anche 450 mila, se non più, abitanti – la prima città italiana, la seconda d’Europa dopo Parigi, e la seconda anche nel Mediterraneo dopo Costantinopoli. I fattori di questa impressionante crescita sono sostanzialmente noti e non sfuggirono ai contemporanei. [...]