Ventunesimo Secolo
Rivista di studi sulle transizioni

L’Italia e la costruzione del muro di Berlino

I primi anni Sessanta furono un’epoca di transizione dal punto di vista internazionale. Il confronto bipolare attraversò una fase di ridefinizione, caratterizzata da crisi acute e dalla contemporanea ricerca di percorsi di dialogo, tra i quali quello a due, che avrebbe escluso gli alleati europei e anticipato la «grande distensione». Uno dei passaggi fondamentali della guerra fredda ha coinciso, sul piano della politica interna italiana, con la svolta dell’apertura a sinistra, che ha modificato gli equilibri che perduravano da oltre un decennio. Ne è risultato così esaltato l’intreccio tra politica estera e politica interna, che in tutta la storia repubblicana è stato molto stretto, e in qualche modo accentuato dalla natura di frontiera tra Est e Ovest – nonché tra Nord e Sud – e di speciale laboratorio politico, a causa dei numerosi cleavages economico - sociali, geografici e religiosi che caratterizzano l’Italia. Alla fine degli anni Cinquanta la ricerca di nuovi equilibri politici interni ha coinciso con una fase di rinnovato attivismo in politica estera, sollecitato dalle novità impresse dai successi della costruzione europea, dal processo di decolonizzazione e dalle mutate condizioni di confronto col blocco sovietico. Anche il boom economico contribuì a spingere l’Italia verso una politica delle risorse e dei mercati di sbocco. Le novità impresse alla politica estera fecero sì che, per la prima volta in maniera così evidente, essa cessò di essere un fattore unificante della maggioranza, divenendo un terreno di scontro per le diverse interpretazioni che furono date all’atlantismo e all’europeismo dell’Italia nel mutato contesto internazionale.

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