Ventunesimo Secolo
Rivista di studi sulle transizioni

Il Centro perduto: Aldo Moro e i sindacalisti cristiani nella crisi del ’68

Il 1968 può essere considerato il crocevia temporale delle varie e alternative opzioni politiche della Democrazia cristiana che si scontrano, si escludono e si separano proprio a partire da quell’evento periodizzante. Come è noto, sono i cattolici di sinistra che per primi rompono le fila dell’unità politica della Dc, nella prospettiva di un incontro col Partito comunista proiettato, nella lunga distanza, sull’obiettivo della creazione di un nuovo soggetto politico unitario, espressione delle due grandi tradizioni popolari cattolica e comunista.
Il ’68 è però anche l’anno in cui, grazie ad Aldo Moro, il cattolicesimo democratico inizia a definire una proposta politica che, facendosi interprete dell’insegnamento magisteriale di Paolo VI sul rapporto Chiesa-Mondo, si prefigge di rinnovare la presenza dei cattolici in politica senza cancellarla. Col tempo i confini tra catto-comunismo e cattolicesimo democratico, nella memoria storica del ’68, sono andati via via sfumandosi in forza di un’interpretazione politica spesso finalistica, immancabilmente legata ad alcune categorie ritenute omogenee: il dissenso ecclesiale, il sindacalismo cristiano, la leadership di Aldo Moro, il Pontificato di Paolo VI.
Tali categorie, tuttavia, sono realmente omogenee? E le varie componenti cattoliche dell’universo sessantottino ebbero tutte una comune ispirazione democratica, ugualmente modernizzante?

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