NUMERO 19
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Classi dirigenti ed élite politiche nella storia d'Italia
Ventunesimo Secolo Rivista di studi sulle transizioni Anno VIII - Numero 19 - Giugno 2009
Direttori: Victor Zaslavsky Gaetano Quagliariello
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Editoriale di Gaetano Quagliariello e Victor Zaslavsky Vai all'indice del numero Abbonati/Acquista il numero/Acquista singoli articoli
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Rassegna stampa
"Ma comandano ancora oligarchie senza consenso", Libero (27 settembre 2009)
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Dove si forma l’establishment. Una scuola di buon governo per la futura classe dirigente
Nel secondo dopoguerra l’Italia ha avuto una straordinaria classe dirigente. Un vero miracolo, per un paese con una democrazia giovane e fragile e per un popolo privo di un radicato senso delle istituzioni. Un miracolo che ha accompagnato, con perfetta sincronia, il boom economico. L’Italia usciva dal conflitto bellico distrutta, divisa, screditata nella comunità internazionale, e con un establishment azzerato dalla notte del fascismo. Bisognava, innanzitutto, inventare dei nuovi serbatoi delle élite, le nostre scuole del potere, sapendo che non si poteva contare sulla rete di selezione dell’aristocrazia inglese o sulle grandi scuole francesi, figlie della stagione napoleonica. I padri costituenti lavorarono di fantasia, spinti dalla voglia di riscatto e dal sogno di rivedere presto l’Italia nel club delle grandi nazioni.
Fu così che, per esempio, né il cattolico Alcide De Gasperi né il liberale Luigi Einaudi, i veri registi della ricostruzione, pensarono mai di liquidare l’Iri, che pure aveva la macchia della sua origine sotto il fascismo. Anzi. L’Istituto per la ricostruzione divenne un motore dell’economia nazionale, di quel capitalismo senza capitali e senza capitalisti, e il modello funzionò con risultati eccellenti. Ma l’Iri, ecco il punto che ci interessa oggi, fu con l’Eni, che arrivò dopo, il più prolifico serbatoio di classe dirigente per l’intero sistema da economia mista. Fu qui che si formarono circa 10 mila dirigenti, poi spalmati nel tessuto delle grandi e medie aziende italiane. Fu qui che un’intera generazione si impadronì delle leve del potere, ma anche delle sue regole, delle sue procedure, per consolidarlo e non renderlo precario.
Lo stesso discorso riguardò un secondo serbatoio di establishment, di profilo strettamente laico, che si andò costituendo, specie nell’Italia settentrionale, attorno alla galassia di Mediobanca e, prima ancora, della Banca commerciale...
... continua