NUMERO 19
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Classi dirigenti ed élite politiche nella storia d'Italia
Ventunesimo Secolo Rivista di studi sulle transizioni Anno VIII - Numero 19 - Giugno 2009
Direttori: Victor Zaslavsky Gaetano Quagliariello
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Editoriale di Gaetano Quagliariello e Victor Zaslavsky Vai all'indice del numero Abbonati/Acquista il numero/Acquista singoli articoli
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Rassegna stampa
"Ma comandano ancora oligarchie senza consenso", Libero (27 settembre 2009)
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Borghesia e ceti medi nel dibattito su classi dirigenti e classe politica negli anni della Repubblica
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«Borghese»…Ecco una parola che ne ha viste di tutti i colori! Dal disdegno dell’aristocratico alla rabbia dell’operaio, passando per il furore della gioventù romantica, l’anatema dei surrealisti, la condanna universale dei marxisti-leninisti e il disprezzo degli artisti in genere, la storia l’ha a tal punto infarcita di connotazioni spregiative che nessun figlio della borghesia si definisce apertamente borghese senza un vago sentimento di vergogna ontologica. Daniel Pennac, Diario di scuola
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Premessa
A partire dalle elaborazioni teoriche comprese tra la fine degli anni Ottanta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, in Italia il problema delle élite non ha mai smesso di attirare l’attenzione degli scienziati sociali. Nei primi anni della repubblica però, sulla trattazione del tema agiscono fattori che mutano le tradizionali prospettive di analisi. Tematica fondamentale della scienza politica, questa risente innanzitutto della perdita di centralità dell’esperienza scientifica europea a vantaggio di quella nordamericana, con tutta una serie di conseguenze dal punto di vista metodologico2. In particolare per l’Italia, patria dei grandi maestri del passato, bisogna anche considerare che la disciplina risentiva della repressione del libero dibattito sulla politica sofferta durante il fascismo. Altri due fattori da tenere in considerazione Borghesia e ceti medi nel dibattito su classi dirigenti e classe politica negli anni della Repubblica sono l’affermazione del partito di massa, che concentrava su di sé gran parte delle attenzioni, e la perdita di prestigio delle élite dirigenti provocata dalla vicenda fascista e bellica, che raffreddava le attenzioni nei confronti delle élite e puntualmente ritardava, a parte qualche eccezione3, gli studi su di esse.
In questo contributo, senza alcuna pretesa di esaustività, cercheremo di ricostruire il dibattito guardando soprattutto a quegli interventi che hanno dato risalto al rapporto tra conformazione sociale e capacità da parte delle élite di svolgere funzioni dirigenti, con particolare riguardo alla «questione borghese», che riteniamo abbia importanza centrale.
... continua