NUMERO 19
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Classi dirigenti ed élite politiche nella storia d'Italia
Ventunesimo Secolo Rivista di studi sulle transizioni Anno VIII - Numero 19 - Giugno 2009
Direttori: Victor Zaslavsky Gaetano Quagliariello
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Editoriale di Gaetano Quagliariello e Victor Zaslavsky Vai all'indice del numero Abbonati/Acquista il numero/Acquista singoli articoli
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Rassegna stampa
"Ma comandano ancora oligarchie senza consenso", Libero (27 settembre 2009)
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Introduzione - Classi dirigenti ed élite politiche nella storia d’Italia
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Stento a capire perché al borghese di solito non piaccia essere chiamato per il suo nome. I re sono stati chiamati re, i preti, preti; egli vuole mantenere l’incognito. Nel rivolgergli la parola, potrete chiamarlo a piacere uomo dei tempi nuovi, spirito evoluto, o designarlo con il nome del suo paese, ma è difficile dirgli che è «borghese». Pure bisogna cominciare da ciò e farglielo dire, perché sappia vedere qual è e fare l’esame di se stesso. B. Groethuysen, Origini dello spirito borghese in Francia
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È difficile vedere come le classi medie possono essere salvate dalla distruzione, se esse non credono in se stesse. [...] Ma il fatto resta che il centro della civiltà, il deposito e lo stile di questa civiltà è essenzialmente borghese e che è alla borghesia che noi dobbiamo quasi tutto, se non tutto, le grandi altezze nelle quali si è riflessa la luce dell’ispirazione e del genio. S. de Madariaga, Anarchy or Hierarchy
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1.Premessa: la sindrome di Crono
La formazione ed il rinnovamento della classe politica è un problema fondamentale per ogni ordinamento politico, ma lo è ancor più per i sistemi democratici la cui efficienza dipende anche dall’esistenza di élite politiche competenti, responsabili, per quanto possibile oneste, e soprattutto capaci di individuare e perseguire l’interesse generale della collettività.
Quello della ricostruzione dei processi attraverso i quali si formano le élite politiche è dunque un problema di grande interesse. Tali processi sono infatti condizionati da una serie di variabili di cui bisogna tener conto: le condizioni economiche, l’articolazione della società, la mobilità delle classi, la cultura e la mentalità dei ceti dirigenti, ed infine il sistema politico-istituzionale. In realtà, tali processi vanno messi in relazione con il rapporto tra società e potere politico, tra ceti dirigenti ed élite politiche: quanto più le società sono mobili ed aperte, tanto più il ricambio delle classi politiche è rapido. Perché questo ricambio dia frutti positivi in termini di governabilità dei sistemi, è necessario che esso avvenga con gradualità e senza determinare rotture.
... continua