Ventunesimo Secolo
Rivista di studi sulle transizioni

La «crisi turca» nella guerra fredda

Nel corso della seconda guerra mondiale la Turchia condusse una politica di neutralità, consapevole delle proprie possibilità e sfruttando le contraddizoni nei rapporti tra le grandi potenze. Le mire sovietiche sulla Turchia si manifestarono già nei primi mesi di guerra. Come conseguenza, la Turchia si trasformò nella prima arena di scontro tra Est e Ovest. A partire dal novembre 1944 vennero preparate alcune varianti delle proposte circa il controllo congiunto degli Stretti. Nel marzo 1945 fu stracciato il trattato di amicizia e neutralità turco-sovietico,in vigore da un ventennio. Poi vennero le rivendicazioni territoriali sovietiche, che minacciavano la sovranità e l’integrità territoriale della Turchia. Tutto ciò determinò una «guerra dei nervi», che fu caratteristica della fase staliniana della guerra fredda. Un grande successo della diplomazia turca fu la firma, nel maggio-giugno 1939, delle dichiarazioni bilaterali con Francia e Inghilterra e della garanzia britannica sull’integrità territoriale turca. Il presidente turco I. I·nönü avrebbe voluto ricevere le medesime assicurazioni anche dall’Unione Sovietica. Per condurre i negoziati fu inviato a Mosca il 24 settembre il ministro degli Affari esteri turco, Sh. Sarajoglu. Il 1° ottobre Stalin e Molotov incontrarono Sarajoglu. Molotov manifestò la sorpresa sovietica nell’apprendere del progetto di un patto di assistenza reciproca tra Francia, Inghilterra e Turchia: «Abbiamo studiato attentamente gli articoli di tale accordo, e siamo giunti alla conclusione che non ci è del tutto chiaro lo scopo di questo documento – cioè contro chi verrà indirizzato il patto di assistenza reciproca che lega la Turchia a Francia e Inghilterra...

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