Ventunesimo Secolo
Rivista di studi sulle transizioni

Intervista sulla classe dirigente italiana: la teoria dello shock

Credo che in via preliminare sia necessario distinguere la classe dirigente nel senso paretiano, la élite che svolge il ruolo di classe guida ed/od egemone nella cultura e nei media, nell’economia e nella finanza, nella pubblica amministrazione, nelle organizzazioni religiose e nelle professioni, dalla classe politica nel senso weberiano dei «politici di professione». Mi concentrerò su questa dicotomia, con una correzione, essendo la definizione weberiana lacunosa. Bisogna includere nella classe dei politici di professione coloro che si dedicano alla elaborazione delle dottrine politiche. Non intendo riferirmi ai dottrinari operativi che fanno i programmi dei partiti o dei governi, cioè i dottrinari della politica, ma a quelli che generano e rinnovano i principi guida dei movimenti politici, ossia i dottrinari per la politica, a cui i politici operativi si adeguano o dovrebbero adeguarsi se vogliono mantenere una rotta coerente di lungo periodo. Tali dottrinari politici possono anche essere simultaneamente operatori della politica di professione, che rivestono responsabilità pubbliche importanti, come è stato nell’Italia del Risorgimento per il conte di Cavour e nel secondo dopoguerra per Luigi Einaudi, per Amintore Fanfani e per Ezio Vanoni...

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