Ventunesimo Secolo
Letture consigliate

Sul Sessantotto

 

Sessantotto. Crisi del riformismo e "insorgenza populistica" nell'Italia degli anni Sessanta

di Nicola Matteucci

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a cura di Roberto Pertici
Rubbettino, 2008

pp. 114

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Presentazione

Alla fine degli anni Sessanta, Nicola Matteucci aveva poco più di quarant’anni ed era già uno dei più noti esponenti della cultura liberale. Di fronte al «lungo Sessantotto italiano», egli non operò ritirate strategiche, ma volle riproporre e rinnovare la propria prospettiva liberale attraverso una lettura critica di quanto stava accadendo in Italia e nel mondo. Da qui una serie di saggi, scritti a caldo, ma frutto di analisi tutt’altro che superficiali, ora raccolti in questo volume, che restano una delle testimonianze più interessanti della sua attività di studioso e di analista politico.

La rivoluzione introvabile. Riflessioni sul Maggio francese

di Raymond Aron

la_rivoluzione_introvabile.jpgRubbettino, 2008
A cura di Alessandro Campi e Giulio De Ligio

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Presentazione

Maggio 1968, Parigi. Raymond Aron, già all’epoca uno dei più influenti intellettuali europei, osserva con un misto di curiosità e apprensione le rivolte che da Nanterre alla Sorbona cominciamo a scuotere l’Università francese. Nella fase iniziale, avendo a suo tempo sostenuto la necessità di una vasta riforma nell’organizzazione degli studi superiori, si sforza di comprendere le ragioni degli studenti, anche se non condivide il frasario rivoluzionario degli “arrabbiati” e il loro spirito iconoclasta. Ma quando gli scioperi coinvolgono le fabbriche e il pubblico impiego, paralizzando per giorni la Francia, comincia a temere una vera e propria insurrezione generale. La latitanza del potere e la pressione della piazza sembrano portare il Paese sull’orlo del caos. Ma lo scoppio rivoluzionario – da alcuni temuto, da altri sperato – non si realizza: il “partito dell’ordine”, capeggiato da de Gaulle, riprende all’improvviso il controllo della situazione.


Passata la grande paura, resta ovviamente da capire il significato degli avvenimenti: si è trattato di un potenziale cambio di regime o di un simulacro di rivolta? Di un movimento di folle o della messa in scena di minoranze? Lucido e appassionato come sempre, Aron si getta ancora una volta nella mischia politico-intellettuale e pubblica “a caldo” la sua analisi del Maggio francese. Nasce così La Révolution introuvable, uno dei suoi saggi più conosciuti e controversi, tradotto per la prima volta in italiano.

A lungo considerato l’atto di accusa di un conservatore contro lo “psicodramma” rivoluzionario, il saggio di Aron è in realtà, dietro l’apparenza dello scritto d’occasione, una penetrante analisi delle ragioni – storiche, sociologie, ideologiche – alla base della rivolta studentesca e dei fattori che rendono l’ordine politico liberale drammaticamente fragile. Una riflessione nel solco di Tocqueville, che dopo quarant’anni non ha perso nulla della sua rilevanza politica e scientifica.

Il libro desacralizza l'evento della rivolta studentesca del 1968, riducendone l'aura mitica e andando invece a studiare approfonditamente le dinamiche che lo caratterizzano. Secondo Aron la rivoluzione non è in realtà tale, ma è solo un delirio, uno psicodramma collettivo in cui ognuno recita una parte. Aron rifiuta nel libro di fare profezie e di dire cosa accadrà, ma a distanza di quarant'anni da quegli eventi, ci si può facilmente rendere conto di come molte delle sue analisi portassero a conclusioni che oggi sono facilmente condivisibili da tutti.