Ventunesimo Secolo
Letture consigliate

L’Unione Europea. Una storia non ufficale

di Riccardo Perissich
Longanesi, 2008, pp. 327

L’Unione europea è la più grande innovazione politica della seconda metà del Novecento; passando, in cinquant’anni, da sei a ventisette paesi, ha dimostrato un’incredibile forza di attrazione. Riccardo Perissich, che ha partecipato all’«avventura europea» per più di vent’anni, delinea in questo libro un profilo estremamente concreto e vivace delle maggiori istituzioni – Consiglio, Commissione e Parlamento – e delle personalità che negli anni vi hanno investito entusiasmo e passione politica, ripercorrendo «dall’interno» le tappe di uno sviluppo di cui si tende oggi a dimenticare quanto sia sempre stato difficile e controverso.
Convinto che per capire l’Europa occorra innanzitutto capire le nazioni che la compongono, l’autore passa in rassegna i vari modi in cui ognuno dei paesi partecipanti ha vissuto la sua particolare visione dell’Europa, dimostrandoci anche come sia stato possibile, almeno sinora, trovare una sintesi. Nonostante i successi nell’integrazione economica, Perissich ritiene che questa non sarà veramente irreversibile finché non le verrà data anche una dimensione politica. Dietro il rifiuto di progredire verso l’unità politica non c’è tanto il rischio che i vari paesi si rinchiudano in se stessi ma «piuttosto la tentazione di rinunciare a essere soggetto e non solo oggetto della storia».

"Non è solo una storia 'non ufficiale' dell'integrazione europea. E' una storia non tradizionale, non convenzionale, libera da schemi e a tutto campo." (dalla Prefazione di Giorgio Napolitano)

Un brano:
"Alcuni contesteranno la convinzione che l’Europa abbia veramente bisogno di unità politica. E un’opinione che rispetto: ie nostre democrazie sono solide, le economie prospere, la pace assicurata, i rischi di protezionismo tutto sommato modesti. L’Europa non corre nessun pericolo di catastrofe imminente. Mi spaventa però la consapevolezza che il declino dei paesi ricchi potrebbe essere molto dolce e se ne vedranno gli effetti solo a lunga distanza. Forse solo gli italiani che hanno memoria del Rinascimento possono capire quanto il processo sia sottile e irreversibile; i mancati appuntamenti con la storia si ripropongono solo molto tempo dopo, e non necessariamente in condizioni favorevoli. Non vorrei che la storia dell’Europa futura fosse scritta da un altro Guicciardini."